A San Patrignano per riscoprire il gusto della vita

Ci sono giornate che ti rimangono impresse come un tatuaggio sulla pelle e che si prendono un posticino negli scaffali della memoria senza lasciarlo più.

Una di queste l’abbiamo vissuta a fine 2019, quando siamo entrati nel complesso che ospita la Comunità di San Patrignano, sulle colline riminesi. Siamo arrivati con due pullman coinvolgendo tutti i capi negozio dei supermercati e la direzione operativa. Quando si parla di formazione si pensa immediatamente a quella in aula, come a scuola: in questo caso la giornata aveva l’obiettivo di imparare dalla voglia di riscatto di tanti ragazzi che hanno fatto errori, alcuni gravissimi, ma che hanno deciso di impegnarsi per ridare un senso alla loro vita e a quella dei loro famigliari.

Entrare a San Patrignano non è come una gita fuori porta, ogni ragazzo che incontri ha una storia da raccontare. Due ragazzi ci hanno fatto da guida all’interno del complesso: siamo passati dalla sartoria ai laboratori di borse, dalla tipografia alle cantine. In ogni luogo abbiamo visto ragazzi e ragazze lavorare con l’intento di imparare un mestiere, che è sempre fatto di impegno, attenzione e rispetto delle regole.

Quando un ragazzo entra in comunità, viene inserito in uno dei settori di formazione in cui San Patrignano è suddivisa. Qui è affidato ad un tutor che nel primo anno di comunità lo segue nel suo percorso. La crescita della persona avviene attraverso il confronto quotidiano con i compagni e i responsabili di settore, questo fa emergere le criticità e le fragilità, che di volta in volta vengono analizzate e affrontate. Ad ogni ragazzo sono affidate via via maggiori responsabilità, sia nella vita che nelle numerose attività (sportive, artistiche, culturali) svolte in comunità.

Col passare del tempo egli stesso diviene tutor di un’altra persona ed è in questo modo che gli ospiti della comunità recuperano, giorno dopo giorno.

Ognuno di noi nella propria vita affronta delle sfide difficili. Vedere tutti insieme più di mille ragazzi che raccontano storie problematiche ti fa rimettere in fila quali sono i veri problemi e quali a volte, rendiamo tali ai nostri occhi e invece non lo sono. Uno dei momenti più particolari è stato pranzare insieme a tutti i ragazzi della comunità. Ci siamo trovati in una sala enorme, dove all’entrata è rappresentato un albero, simbolo della vita, un disegno composto dai volti di tutti i ragazzi che sono passati da qui: circa 26mila. Ogni tavolo è assegnato al gruppo di un laboratorio, si mangia tutti insieme, ci sono i ragazzi cuochi e i camerieri, ognuno con un compito ben preciso.

Quello che colpisce è sapere che ognuno di loro, e sono un migliaio, è un ragazzo che ha vissuto momenti drammatici e che anche servire un piatto o stendere una tovaglia fa parte, per lui, di un percorso di recupero. Anche i gesti più semplici possono diventare, così, un modo per fare le cose in maniera consapevole, piuttosto che sbadata e superficiale, che è quello che ti avvelena quando non sai più chi sei.

Per dare seguito a quella giornata, Coop Reno ha scelto di regalare a tutti i dipendenti, amministratori e organismi di cooperativa, una strenna natalizia particolare, piena di “valori” e calore umano, con prodotti di qualità frutto del lavoro dei ragazzi di San Patrignano.

Abbiamo visto di persona come si ritrovano lasciandosi alle spalle la solitudine e l’emarginazione, e imparando allo stesso tempo una professione grazie alla quale recuperano dignità e ancor più fiducia in se stessi. Giornate trascorse a preparare la frutta candita o ad alimentare il lievito madre per il panettone, mesi a curare le vigne per trasmettere ai vini di San Patrignano lo stesso gusto che i ragazzi riscoprono per la vita. La passione con cui lo fanno è la stessa che mostrano nel seguire le arnie per il miele o l’impegno con cui controllano la stagionatura dei norcini. Ogni prodotto racconta di questi ragazzi e del loro impegno.

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