Le parole che scegliamo raccontano di noi

Il web, in questi mesi di pandemia, si è riempito di solidarietà ma anche di parole ostili. Le espressioni di odio e falsità sono stimate in crescita del 14%. A occuparsene “Parole O_Stili”, un progetto di sensibilizzazione contro l’uso violento delle parole online.

Il web come megafono

L’evento di quest’anno aveva come filo conduttore il secondo principio del Manifesto della Comunicazione non ostile (pubblicato per intero in queste stesse pagine), che recita: “Si è ciò che si comunica”. Un principio vero soprattutto sui social, che per il 74% delle persone sono un vero e proprio megafono di linguaggi violenti pregressi, un comportamento in crescita soprattutto tra i millennials (+8%).

Secondo le rilevazioni Swg realizzate in occasione dell’evento, odio e falsità fanno parte del nuovo modo di comunicare per l’80% degli intervistati, dato in crescita del 14% rispetto al 2018. Il 63% ritiene che i giovani si abitueranno a usare toni offensivi e solo il 22% pensa che le giovani generazioni riusciranno a scegliere uno stile comunicativo più corretto.

La crescente ignoranza e il crescente individualismo sono le principali cause dell’odio e della violenza sulla rete, ma ci sono anche i politici a dare il cattivo esempio: il 91% degli intervistati dichiara che in Italia esiste un grande problema di violenza verbale nel fare politica, tanto che le fake news confondono le idee di 1 cittadino su 3 (35%).

Maratoneti della parola

L’evento ha preso il via con l’ideatrice del festival Rosy Russo e con lo scrittore Alessandro Baricco, che hanno tracciato una panoramica sulle relazioni digitali e non solo.

Poi, collegati da casa/ufficio o da location improvvisate – dato il periodo di lockdown –, si sono connessi tanti altri protagonisti, tra cui gli atleti paralimpici Andrea Zanardi e Bebe Vio, Don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera, Andrea Delogu, presentatrice tv, Pepitosa, blogger dei temi sulla disabilità, Barbara Falcomer, presidente di ValoreD, Chris Richmond, fondatore di MyGrants, Costanza Rizzacasa d’Orsogna, giornalista, Igor Suran, direttore esecutivo di Parks-Liberi e uguali, Francesca Vecchioni, presidente di DiversityLab, una realtà che ha partecipato anche al lavoro di revisione del decalogo. A ciascuno è stata richiesta una parola dal significato particolare.

Hanno assistito a questa maratona di parole oltre 63mila persone collegate da tutta Italia. Non c’è stato un palco, né le luci; al loro posto le nostre case, i luoghi della nostra quotidianità. Insomma, l’edizione 2020 è stata fatta principalmente con il cuore e con la volontà.

Chi volesse rivederla può collegarsi al sito https://paroleostili.it

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