Viaggio ANED

Nel 2018 per la prima volta Coop Reno ha organizzato con ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti) un viaggio della memoria. Visto l’intesse suscitato tra i dipendenti e i Soci nel 2019 lo abbiamo riproposto con una destinazione differente: il campo di Mauthausen in Austria.

Il viaggio ha previsto, oltre alla visita al campo nazista, anche un passaggio nelle città di Salisburgo, Linz, Steyr e nella regione dei laghi salisburghesi.

Come sempre partenza all’alba dal piazzale di San Giorgio di Piano. C’è chi si è alzato molto presto per arrivare puntuale perchè i luoghi di provenienza dei dipendenti erano molto diversi. L’arrivo a Salisburgo è stato accolto da un po’ di pioggia, comune nell’alta Austria in aprile: la città natale di Mozart ha un centro storico ricco di chiese e palazzi barocchi ed è dominata da una imponente fortezza medioevale. Verso sera il gruppo ha raggiunto la cittadina di Steyr, denominata “città romantica”, dove si incontrano due fiumi, l’Enns e lo Steyr.

Il secondo giorno si è aperto con la visita al campo di Mauthausen, la sua vista è imponente, a metà tra un castello e una fortificazione.

Tutto attorno la collina è morbida, quasi dolce: sembrerebbero esserci le premesse per un luogo ospitale, quasi incantato. Questo incanto fiabesco si rompe, invece, non appena dal cancello aperto si intravvede, come un pugno sullo stomaco, l’interno del campo. Si entra così in un mondo fatto di segni crudi che lasciano poco spazio all’immaginazione. La voce calda e precisa di Fabrizio Tosi, presidente dell’ANED, ha accompagnato il gruppo nei luoghi simbolo di questo angolo di inferno. Il piazzale dell’appello, le baracche, le scale ripide per il trasporto delle pietre, le camere delle torture, i tanti modi per morire per mano dell’uomo: ben oltre una cinquantina ne avevano congeniati le SS. Mentre camminavano nel campo, tra il gruppo è sceso un silenzio spettrale spezzato solo da una domanda molto semplice: come ha potuto l’uomo concepire tutto questo?” Fabrizio Tosi ha spiegato così l’orrore dei gesti, la brutalità degli strumenti, l’arbitrarietà delle uccisioni.

Questo campo è stato costruito nel 1938, appena 5 mesi dopo l’Anschluss, annessione dell’Austria alla Germania, adiacente a una cava di granito. I campi erano sempre costruiti accanto a della cave, per sfruttare il lavoro delle persone in essi rinchiusi e Mauthausen era classificato come “campo di punizione e annientamento tramite il lavoro”. Sono state circa 200mila le persone deportate qui: oppositori politici, perseguitati per motivi religiosi, omosessuali, ebrei, zingari, prigionieri, ma anche criminali comuni. Gli italiani deportati furono più di 8.000, i bolognesi 120 di cui 79 deceduti. Nel pomeriggio c’è stata la visita al sottocampo di Gusen, con le lapidi dei Comuni della provincia di Bologna che piangono e ricordano i propri caduti dei quali non si sono più avuti neanche i corpi.

Dopo la visita sul pullman molte considerazioni e qualche silenzio. La speranza che non accada più una cosa del genere, che l’uomo non commetta più gesti così atroci. La preghiera laica, come quella religiosa, è che il ricordo sia un anticorpo capace di respingere il male. Che è un male che si annida nell’uomo. Proprio a questo servono queste visite, come ha spiegato Fabrizio Tosi: “è utile vedere un film o leggere un libro, ma vedere di persona ha un altro impatto”. Erano molte le scolaresche in visita al campo, provenienti da diversi paesi europei. Abbiamo sentito parlare spagnolo, francese, tedesco e italiano. Ecco, a questi ragazzi e ai loro insegnanti va il nostro sostegno. Il terzo e conclusivo giorno è stato dedicato a un giro nei pressi dei laghi salisburghesi.

Sono stati 3 giorni intensi, dove non sono mancati i momenti allegri e conviviali. Vanno segnalate, come già lo scorso anno, le seguenti conferme: il caffè dopo il confine con Tarvisio peggiora come il tempo; gli italiani sono i più rumorosi e considerano le strisce pedonali sulla strada un affresco di Klimt per cui, per rispetto all’artista, non le calpestano; la birra si conferma una bevanda gradevole e dal costo molto contenuto; la pulizia delle strade in Austria è invidiabile; la cucina gradevole anche se con poche varianti. Nel gruppo di quest’anno il genere femminile è stato prevalente, 30 donne contro 8 uomini. Trenta i dipendenti provenienti dai punti vendita, 5 i Soci attivi e 3 i componenti del Consiglio di Amministrazione. Questo gruppo eterogeneo si è amalgamato in modo uniforme e ha condiviso lo spirito del viaggio portandosi a casa un’emozione forte, fatta di immagini storiche e valori profondi. Lavorare in Coop Reno significa anche questo.

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