Come un uccellino a terra…..

VIAGGIO IN SICILIA, NEL CAMPO DI IMPEGNO E FORMAZIONE DI E!STATE LIBERI!

Diario dell’esperienza siciliana di E!State liberi!, con le riflessioni scaturite dalla visita, a San Giuseppe Jato, a un campo di impegno, formazione e volontariato sui beni c0nfiscati alle mafie. Un viaggio di conoscenza che ha coinvolto una rappresentanza di Coop Reno, in una terra che è spesso come sul crinale tra caduta e voglia di risollevarsi e riprendere a volare

E’ ancora notte fonda, sono circa le 4 del mattino mentre passeggio nel giardino della casa confiscata alla mafia di San Giuseppe Jato. C’è silenzio, ma nella testa continuo ad ascoltare quelle parole, “è caduta come un uccellino a terra”, pronunciate da Vincenzo Agostino, con cui qualche ora prima ci siamo seduti a tavola per ascoltare questa tragica storia. La sera del 5 agosto 1989 suo figlio, Nino Agostino, agente di polizia alla questura di Palermo, viene ucciso a colpi di pistola mentre sta entrando nella villa di famiglia, a Villagrazia di Carini, nel palermitano, con la moglie incinta di cinque mesi. Un mese e mezzo prima Nino aveva sventato l’at- tentato dell’Addaura al giudice Giovanni Falcone. Suo padre Vincenzo, quel 5 agosto, era lì: vede i colpi dei sicari attraversare il corpo del figlio, vede colpire al cuore sua nuora Ida mentre dice «io so chi siete», e poi – ricorda Vincenzo – «è caduta come un uccellino a terra». Questa frase me la sono portata dietro non solo quella sera, a San Giuseppe Jato, ma per tutto il viaggio di questa prima iniziativa che Coop Reno ha organizzato nei campi di lavoro e di impegno sociale di Libera, l’associazione che da anni si occupa del contrasto alle mafie. Per noi di Coop Reno era anche un’occasione speciale, perché tra i protagonisti dell’iniziativa figura la cooperativa Rita Atria di cui siamo diventati soci sovventori, che è l’ultima nata tra quelle aderenti al consorzio di Libera Terra. I “Campi di impegno e formazione sui beni confiscati mafie” è il nome di un progetto di Libera che prevede una settimana di permanenza in una delle cinquanta località coinvolte, immersi in esperienze di impegno sociale e approfondimento delle tematiche antimafia.

Mi sono portato dietro quella frase dell’uccellino caduto a terra perché, sebbene sia riuscito a partecipare solo alla parte conclusiva del campo estivo, gli incontri, le esperienze, le parole delle persone che ho ascoltato, i luoghi visitati mi sembravano “camminare” tutti su quel sottile crinale, tra la voglia di volare e le cadute a terra, tra persone che si impegnano per cambiare davvero la loro amata terra e persone a cui quella terra non importa proprio nulla.

I “passi” per stare sul mercato

Qui in Sicilia percorriamo, è vero, strade assolutamente abbandonate all’incuria dalle istituzioni, ma quello di cui non mi capacito è guardarmi attorno e vedere per chilometri e chilometri sacchetti dell’immondizia buttati ovunque, ai bordi delle strade, perché è davvero il segno di un menefreghismo verso la propria terra. Comunque, arriviamo alla cantina Cento Passi dove troviamo ad attenderci Francesco Citarda, il presidente della cooperativa Placido Rizzotto, e Valentina Fiore, amministratore delegato del consorzio Libera Terra.

Ascoltiamo le loro parole mentre ci incamminiamo tra i vigneti. I loro prodotti – ci dicono – non devono essere acquistati solo per ragioni di solidarietà ma perché sono di qualità eccellente. Raccontano dei processi produttivi, di quanti “passi” effettivamente hanno fatto per raggiungere quel livello di qualità per stare sul mercato.

Saliamo di nuovo in macchina diretti, questa volta, verso il “giardino della memoria” dove è stato ucciso e sciolto nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo. La pioggia che dura da ore impedisce al furgone con tutti i partecipanti di proseguire sulla strada sterrata che s’infila nel nulla. Continuiamo solo in 4 su una macchina. Tra i cespugli e la vegetazione alta, finalmente ecco che arriviamo a un cancello. Ci appare la villetta. Si accendono le luci e non so spiegare ma si respira una certa aria di dolore. Scese le scale, ci fanno vedere come il pavimento si abbassava grazie a un telecomando e lì, sotto un piccolo letto e un bagno per i carcerati, è rimasto rinchiuso per 779 giorni un bambino di 11 anni, Giuseppe! Ma come si fa a tenere prigioniero in quelle condizioni un bambino per oltre 2 anni? Non dicevano forse che la mafia non tocca donne e bambini? E allora Ida, la moglie di Nino Agostino? E allora Giuseppe? “Come un uccellino caduto a terra”…

Con fierezza verso Marsala

In quei giorni che, oltre a far riflettere, toccavano spesso il cuore, a farmi ritrovare il sorriso c’erano per fortuna gli occhi e le parole di Vito Mazzarra, il giovane presidente della cooperativa Rita Atria. Il suo racconto dell’impegno profuso per superare avversità di tutti i generi era accompagnato da un bello sguardo fi ero. La fierezza per quello che si fa, che è diversa dall’orgoglio. Nell’orgoglio, come dico sempre, c’è anche un pizzico di presunzione, al contrario della fierezza che è un sentimento più “pulito” che accompagna la determinazione a fare del proprio meglio, a dare un buon esempio in una terra che, ahimè, di esempi cattivi ne ha tanti.

Per capire i problemi della Sicilia, non basta certo una settimana come quella del campo che, però, aiuta a vedere con i tuoi occhi le tante facce di una terra e della gente che la abita. Abbiamo incontra- to associazioni che portano nomi che evocano la voglia di volare, non di cadere, come l’Associazione Talenti (Vincenzo e Ornella, due persone eccezionali) o l‘Associazione Moltivolti: ognuna mette al centro le persone, cercando di dare voce ai sentimenti più puri che la società tende a mettere sempre più in disparte. A Marsala c’è stato il momento più difficile perché ci siamo ritrovati a Sappusi che sembrava un quartiere fantasma per quanto fatiscenti erano le case. «Qui è difficile trovare una famiglia che non abbia qualcuno in prigione», ci dicevano. Di fronte alle case fatiscenti un mare bellissimo, poi ti giri e vedi la vecchia scuola diventata una discarica a cielo aperto e 4 ragazzini su uno stesso motorino che vengono a controllare chi siamo e cosa ci faccia- mo lì. Nel centro sociale ad accoglierci c’è Anna con un sorriso e una energia che non capisci da dove prenda in un contesto del genere. Ti racconta come è nata l’idea di costituire una “Libera orchestra po- polare”, facendosi regalare gli strumenti da chi non li usava più e riuscendo così a coinvolgere oltre 40 componenti: un vero e proprio mosaico di persone con situazioni di fragilità sociale diverse, dai giovani del circuito penale ai minori stranieri richiedenti asilo che abitano nel quartiere. Anna finisce il suo intervento dicendo che «la speranza è contagio- sa», una frase che può apparire bellissima, ma che allo stesso tempo mi ha fatto riflettere: se loro la interpretano in modo propositivo, per altri ho paura che sia un atteggiamento di attesa che i problemi li risolva sempre qualcun altro… RialZarsi per costruire uN DomaNi Prima di ripartire verso l’Emilia Romagna entriamo nel quartiere Ballarò di Palermo. Qui il progetto di Moltivolti ha portato a tavola un modello concreto di integrazione. Incontriamo anche uno dei fonda- tori di Mediterranea che ci racconta la storia della “nave Mar Ionio”, di cosa vuol dire salvare una per- sona in mare e accogliere qualcuno che ha deciso di far nascere suo figlio in un paese diverso. Ricordo gli occhi di Vittoria, all’apparenza una ragazzina giovanissima e minuta, mentre ascolta suo padre parlare. Lo guarda con una stima tale che, se un giorno diventerò padre, spero di poter vedere anche in mio figlio. A quegli occhi di Vittoria vorrei legare il mio ultimo ricordo di questa bella esperienza, perché in quegli occhi vedo che l’uccellino caduto si rialza e vola via. Nell’ultima pagina di questa edizione di Consumatori auguro, come tradizione, a tutti i soci, alle colleghe e ai colleghi “Buone feste e buon domani“. Questa esperienza siciliana sicuramente mi ha rafforzato nella convinzione che un domani migliore non possiamo semplicemente aspettarlo, ce lo dobbiamo costruire noi con le nostre convinzioni, i nostri valori e, di conseguenza, le nostre azioni.

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